Campagne romane
Questa pubblicazione costituisce l’autonomo sviluppo della ricerca nazionale PRIN 2006 sul tema “Progetto urbano e città antica” finalizzata all’individuazione di possibili interferenze e convergenze tra progettazione urbana e indagini sul patrimonio archeologico esistente, in un'area-campione individuata all’interno del territorio di Roma Est, tra l’Appia e l’Aniene. Alla ricerca hanno preso parte:
- per gli aspetti più generalmente spaziali e paesistici i docenti di Roma-Tre presentatori della proposta (responsabile dell’Unità di ricerca del Dipartimento di Studi Urbani – DiPSU, prof. Vieri Quilici);
- per quanto riguarda il campo degli studi archeologici, hanno collaborato docenti di Roma-La Sapienza, prof. Clementina Panella e di Roma-Tor Vergata, prof. Andreina Ricci.
Porre oggi la questione della Campagna Romana, quando se ne consideri la condizione residuale di frammentazione e perdita di identità, può sembrare paradossale. In realtà è proprio in ragione di tale condizione che si avverte la necessià di una più approfondita conoscenza di quello che malgrado tutto costituisce ancora uno straordinario patrimonio di spazi aperti e di beni territoriali. Occorre soprattutto invertire l’ottica con cui si guarda agli spazi agricoli, naturali e residuali, non più concepibili come un ‘vuoto' destinato ad essere occupato dall’edificazione, ma come un insostituibile ‘pieno' di informazioni storiche, naturali e sociali, disponibile a svolgere un ruolo di riferimento e di servizio all’edificato. Non v’è aspetto che possa sfuggire a tale considerazione: dal valore tradizionalmente paesistico dei grandi spazi agricoli punteggiati dalle presenze archeologiche, all’alternanza delle sparse parti costruite - le Isole del cosiddetto “arcipelago” – con quelle degli spazi liberi naturali, produttivi, coltivati o destinati a pubblici servizi - il cosiddetto “liquido amniotico” dell’organismo urbano. È quindi da ritenersi appropriata la dizione di ‘Campagna romana’ attribuita a quel complesso di beni e di spazi che gli archeologi di scuola britannica, agli inizi del secolo scorso, avevano individuato come un’unica e unitaria realtà, comprensiva dei diversi aspetti di un territorio già in antico decisamente dilatato a scala metropolitana.