Indian photographs
Da una lunga serie di viaggi nel subcontinente indiano (2002-2010) scaturisce il confronto con una cultura decisamente poliedrica, in cui il confine fra oggettività ed allusione assume contorni spesso labili. In questo contesto, il viaggio reale genera un viaggio all’interno dell’immagine che spinge ad una continua verifica delle relazioni fra paesaggio costruito e fotografia. Lo sguardo sull’India contemporanea, scorrendo lungo i tre capitoli di karman (azione), sam.sara (ciclo) e moks.a (liberazione), assume i tre concetti della dottrina induista sulla Vita come chiave di lettura dello spazio sensibile.
Megalopoli infinite, città ossessive e remoti villaggi, ordinati a prefigurare il disegno di più ampie regioni rurali, scrivono i diversi luoghi riconquistando le tracce di un passato intermittente e leggibile a tratti. Sommersi da una enorme quantità di segni che sembrano sconfessare qualsiasi organizzazione gerarchica delle parti, gli elementi rivelano un’attitudine intrinseca ad annunciare un ordine sempre nuovo.
Così le variabili indeterminate, appartenenti a un sistema evidentemente organico, possono essere colte distintamente e rivelare la forza della struttura originaria che soggiace agli eventi ed alle cose, imperturbabile al loro divenire. Il rivelarsi della forma costituisce il mezzo in grado di condensare, lungo i suoi confini, una serie di segni, di figure, di simboli che reiterano i caratteri dello spazio vitale. Sostenendosi su ragioni di ordine spaziale e temporale l’immagine del reale si offre dunque alla personale interpretazione accentuando la radice di una struttura biunivoca costituita da sottili corrispondenze che oscilla tra i termini di assenza e presenza e dove la voce assenza pare ascrivibile all’idea stessa di presenza.